Quando accadrà? Racconto e riflessioni sul corso “Di madre in figlia”.

Un cerchio di domande e di risposte su femminilità, affetti, relazioni e sessualità

Di Benedetta Pisi

Lo raccontiamo sempre alle mamme che incontriamo al corso. Raccontiamo di quel pomeriggio di luglio. C’era una volta un caldo pomeriggio che nel calendario aveva del mese il numero sette…se fossi stata sola mi sarebbe venuta solo voglia di fuggire. Invece ero con Marianna ed Ottavia e si sa, due teste son sempre meglio di una. Con tre può essere che le cose vadano anche meglio.

Ci chiedevamo di cosa c’era bisogno,necessità,desiderio. E pensavamo alle persone, soprattutto donne, che avevamo incontrato dalla nascita dell’associazione. Da tante di loro arrivava la richiesta di parlare di crescita, di sessualità, di differenze di genere con le loro figlie. Spesso emergeva la parola mestruazione. Come poterne parlare senza paure, senza bugie, piuttosto con le parole giuste e al momento giusto? Col tempo abbiamo capito che le parole giuste e il giusto momento si alimentano vicendevolmente, ma non sono mai le stesse e per ogni gruppo di ragazze che abbiamo incontrato si sono infatti create alchimie particolari, nuove ogni volta.

In quel pomeriggio di luglio ognuna di noi tirò  fuori la sua parola, quella sulla quale aveva lavorato negli ultimi anni.

Per Marianna era consapevolezza, per Ottavia ci volevano corpo e movimento, per me storie e parole.

Insomma eravamo sempre e solo noi, con le nostre convinzioni nel cassetto da tirare fuori all’occorrenza. Abbiamo cercato di combinare queste tre parole, di seminarle e di vedere se l’albero cresceva e si ramificava. Certo, era luglio, tutto aveva l’aria di straripare di possibilità. Ed è nato questo laboratorio, seminario, corso intensivo di consapevolezza, corpo e storie.

Lo scorso venerdì abbiamo conosciuto il primo gruppo di mamme di questo caldissimo autunno: ci hanno raccontato le loro esperienze, condite con dubbi, domande, aspettative . Le loro storie, quelle delle loro madri e dei rami intricati delle loro famiglie. A volte mi sembra di stare lì semplicemente a permettere che gomitoli vengano disfatti e riavvolti a fine serata. Mentre raccontano so che insieme a me, Ottavia e Marianna immaginano già il prossimo venerdì, quando ci saranno le ragazze, sedute accanto alle mamme. La sala sarà piena di sguardi curiosi, paurosi, eccitati. Ci sarà vita in crescita e si sa “carne che cresce non può star ferma”. E allora ci muoveremo, ascolteremo domande, daremo riposte e racconteremo storie.

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Associazione Mille e una nuvola - Montecchio Emilia

 

Ci sono alcune pratiche alla base del laboratorio che fanno da contenitore e ci fanno sentire al sicuro: la cura dello spazio –fiori, qualche cosa da sgranocchiare, cuscini, musica- e all’interno di esso, come matriosche una dentro l’altra, il cerchio. Nello spazio protetto dai nostri corpi qualcosa accade sempre. Le ragazze possono osservare immagini, fare domande, disegnare, ascoltarsi e raccontare. Si crea così una “stanza della conversazione” come scrive Roberta Giommi ne “La stanza degli affetti”. Una stanza in cui il tempo delle emozioni può avere una durata lunga, in modo che il ruolo mediatore mio, di Marianna e di Ottavia possa davvero concentrarsi sugli interessi sottostanti, farli emergere nel momento opportuno. Nel testo è espressa un’idea di cui testiamo il valore ad ogni ciclo di incontri e che racchiude il senso di quello che offriamo: più di tutto vorremmo che non ci fossero salti tra le generazioni, che gli alberi genealogici –proposti come attività di rafforzamento ne “Le parole giuste” edito da Carocci- non fossero solo fatti di nomi e volti, ma anche di racconti di vite antiche, azioni, intenzioni che dal passato formano i fili rossi delle nostre esistenze.

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Percorsi di lettura
Play40, Corraini Edizioni
 
Gli argomenti, gli esercizi sul corpo e i giochi sull’identità e la narrazione di sé sono distribuiti in più incontri. Ognuno ha un suo tema portante e per ognuno vengono proposti testi, dispense create ad hoc e libri a seconda delle richieste o di quello che le ragazze hanno voglia di ascoltare. C’è tanto lavoro di ricerca, perché
“le parole altrui sono il ponte che si usa per passare da dove si è a dove si vuole andare” (Zadie Smith, Cambiare idea).

E poi ci sono testi a cui ci affezioniamo e proponiamo calorosamente. In un vecchio post avevo già parlato di “Quasi signorina” di Cristina Portolano, edito da Topipittori, ma anche di Una storia Guaranì, della stessa casa editrice. Un fumetto e una “fiaba quasi classica” –questo il nome della collana- proposti all’occorrenza, per vedere il mondo attraverso occhi che ci somigliano, ci confermano e conservano. Al tempo stesso questi racconti aprono nuovi sensi e danno il nome ad emozioni che non riuscivamo a riconoscere.  E intanto, senza accorgerne, ci aiutano a scivolare dentro l’idea di rito e iterazione.

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 "Una storia Guaranì " e "Quasi signorina" - Topipittori

 

Le fiabe occupano un posto esclusivo. Sia per innescare discorsi sugli stereotipi, ma anche per parlare della responsabilità etica del raccontare e di come la fiaba e la sua simbologia possano parlare al subconscio. La tipologia di ascolto è liminale, si situa lì dove la sete di sapere della vita ha la sua matrice, nel momento in cui è più importante trasmettere fiducia. Sì perché ecco, se c’è una parola che ci portiamo dentro e vorremmo uscisse fuori in tutta la sua forza, questa è fiducia, speranza. In noi stesse, nella forza del maschile e del femminile quando giocano da alleati, speranza che ci sia ancora lo spazio per raccontare, imparare, condividere in cerchio.

Vorrei parlarvi infine di tre libri che negli ultimi tempi ci hanno ridato fiducia, perché anche noi, alla Cova, abbiamo bisogno di una ricarica, ogni tanto.

Il primo appartiene alla categoria dei manuali, ma è qualcosa di più vivo ,intenso e integrato su più campi di ricerca: racconto mitico, riflessione filosofica, laboratori esperienziali, sociologia. E’ stato scritto dalle maestre-allieve del gruppo Kore. Si intitola Abitare il mondo al femminile, edizioni Junior per il Movimento di Cooperazione Educativa. Ogni maestra si è occupata di un saggio in cui si riflette su esperienze legate alla consapevolezza di genere nella scuola o in altri gruppi di donne. Si tratta di un testo prezioso, poiché l’esperienza scolastica fa da supporto alle proposte, non sembra in contrasto, come invece spesso accade nella scuola oggigiorno. Si parla ad esempio di fare grammatica, di categorie grammaticali vere e proprie, per poi spingersi più in là e usare la grammatica dei ragazzi e delle ragazze per creare una propria grammatica interiore e dare alla vita un “senso libero”, detto con le parole di Bauman, guidati dalla convinzione che scribendo discitur, che lo spazio per cercare e usare le parole “nostre” è un modo per lavorare su di sé ricco ed efficace.

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Abitare il mondo al femminile, Junior Edizioni, Mce
Il viaggio della grande Dea Madre, Bacchilega Editore
Kore, giovane ragazza, arte greca classica


Il testo o meglio l’albo illustrato che osserviamo insieme alle donne e alle ragazze durante il corso e che richiama in un qualche modo quello che proponeva il gruppo Kore è Il viaggio della grande dea madre, di Monica Piancastelli e illustrato da Rita Ravaioli, per Bacchilega. Si tratta di un viaggio “danzato”, ricco di melodia, a partire dalle Veneri del paleolitico fino ad arrivare all’arte sacra di matrice cristiana.

Terzo e ultimo libro è I nati ieri e quelle cose lì. Ovvero tutto quello che i ragazzini vorrebbero sapere sul sesso(ma col cavolo che qualcuno glielo ha spiegato), curato da Laura Magni, Roberto Luciani e Marcello Bernardi per i commenti e le riflessioni sul tema. Carthusia edizioni. Al fumetto, freschissimo, ironico, efficace, si alternano pagine esplicative, ricche di immagini, e basate sull’idea

“che per il bambino il sapere è un’esperienza di dignità personale. Chi sa è più rispettato di chi non sa”.

Stupisce il fatto che la prima edizione sia del 1991 o forse ci fa solo pensare che ci troviamo in un flusso di idee che vanno ,si allontanano e mai dovrebbero, per poi tornare, sempre che cia sia qualcuno che ne raccoglie i semi.

I nati ieri
I nati ieri e quelle cose lì, Carthusia

 

La strada è ancora tanta. Le fiabe, gli studi di genere, il mondo dell’ostetricia e delle scienze integrate, gli albi illustrati, possono rappresentare un mosaico di tessere preziosissime da ricostruire e studiare nel loro insieme. La strada è lunga, soprattutto se si pensa che ad una consapevolezza individuale –che è presente nel nostro paese se ci mettiamo in ascolto- dovrebbe affiancarsi una consapevolezza collettiva che potrebbe lavorare dal basso e, così facendo, cambiare la società. Siamo ancora nel mondo del condizionale, ma alla Cova ne inventiamo tante perché tutto questo diventi ogni giorno un poco più possibile.

Pensare un'idea
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