Dimmi come giochi

Di Benedetta Pisi

In associazione le cose cambiano velocemente, progetti pensati tanto cominciano a prendere vita, per altri sappiamo che è ancora il tempo di covare. Poi ci sono gli incontri, inaspettati, o forse no, perché al destino noi un po’ ci crediamo. Scrivo oggi per parlarvi di Stefania Carpena, artista poliedrica, e del suo “Spazio Incontro”: per una mattina a settimana Stefania crea, costruisce, impara con i piccoli e i grandi e…crea mondi!
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GIOCARE

In ognuno di noi la parola accende ricordi, forse peripezie, a volte scoperte. Ad osservare Stefania viene da dire che il gioco ha a che fare con la scoperta e subito dopo con il suo ripetersi, con il suo “ne voglio ancora”. Perché il bambino ne vuole ancora? Bhe, perché c’è piacere e apprendimento senza soluzione di continuità.

DIMENSIONE

Mi perdo anche ora nelle foto scattate e penso alla parola DIMENSIONE. Rivedo le mie figlie piccole e credo che sì, il gioco abbia tanto a che fare con questa parola. Sì perché è come se i piccoli potessero far cadere tutto il mondo in una scatola, in un nastro colorato che fruga nella bottiglia e lì dentro guarda un po’, c’è il mare, il mare in un momento. La mente si attiva nell’esercizio dell’immaginazione e così i materiali proposti da Stefania moltiplicano le loro potenzialità ed in cima ad un anfiteatro di legno spicca una giraffa, come se ne fosse regina.

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IL MARE IN UN MOMENTO

Gli occhi dei bambini mettono il mare nella bottiglia, così che ciò che è immenso può stare tutto d’un tratto nelle loro mani. E noi grandi, noi genitori, noi educatori quale parola ci potrebbe guidare in quel momento?

PROSPETTIVA

Se ci diamo la pazienza di osservare d’un tratto ci sembrerà di cadere dentro un’altra prospettiva. Scrivo proprio cadere, franare piacevolmente, scivolare in un mondo dove l’occhio può dilatare, tagliare, risvegliare gli oggetti, così i giochi di prossimità- che esistono grazie alle piccole mani di chi li muove- creano mondi. Per i piccoli parola d’ordine è lentezza ed essenzialità, per i più grandi è invece totalità. Tutto il corpo gioca, le mani, i piedi, poichè dai 12-18 mesi i bambini sono un tutto da coinvolgere.

MATERIALI

Il lavoro di Stefania prende vita dal suo intelletto, poi, passa attraverso le sue mani. Ed ecco che la realtà cade nel gioco e il gioco si specchia nella realtà… La scelta dei materiali, l’accostamento dei colori offre già una prospettiva: riciclare, curare, abbellire, creare armonie fra gli oggetti.

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DIMMI COME GIOCHI E TI DIRO’ CHI SEI

Lo ammetto, questa è una teoria un po’ mia…Quando alla scuola media si parla di orientamento, spesso mi scappa il domandone: “come giocava da piccolo, come disponeva gli oggetti, quali prediligeva?”. Solitamente i genitori cadono dalla sedia, ma io credo che dovremmo osservare i nostri piccoli nel gioco e poi prendere appunti. “Mette tutte le cose in fila”…oppure “rovescia con cura ogni volta”…e ancora “ quando ascolta una canzone le sue mani non stanno mai ferme, muove le dita come se accarezzasse l’aria”. Andremo a scoprire che, quando ancora non parlano (e perché, poi, affidare tutto alle parole?) ci dicono tanto di cosa sta nascosto dentro di loro.

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Fotografie di Stefania Carpena

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